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Nascita di un serial killer

Caryl Chessman fu un criminale americano giustiziato nella camera a gas nel 1960, pena forse troppo dura se comparata ai reati di stupro e rapina.

Ritenuto Il bandito della luce rossa, un rapinatore/stupratore che si avvicinava alle coppie appartate in automobile fingendosi un poliziotto, accusa tra l'altro sempre rifiutata da Chessman fino alla fine dei suoi giorni, durante 12 anni di carcere riuscì a rinviare più volte l'esecuzione con svariati appelli, riuscendo di fatto a sensibilizzare il movimento contro la pena di morte che cominciava ad emergere negli Stati Uniti — in tal senso, Chessman fu una figura chiave.

Partendo dunque da un fatto realmente accaduto, Stevens romanza la sua trama a cominciare degli ultimi giorni di un criminale, non per renderlo il vero protagonista, ma per creare quella costante e ingombrante presenza che forgerà la vita di Thomas Bishop, un bambino continuamente maltrattato dalla propria madre — vittima di stupro da parte di Chessman —, che all'età di 10 anni deciderà di bruciarla e mangiane la carne.

Internato in un ospedale psichiatrico, Thomas vi trascorrerà i successivi 15 anni, alimentando la follia dei suoi pensieri, fino a quando non metterà in atto un semplice quanto ingegnoso piano per fuggire.

Da uomo libero, e grazie ad una sorprendente lucidità, Thomas scatenerà la sua violenza facendo strage di donne, universo che ritiene appartenere al Male.
Non si limiterà ad ucciderle, troppo facile, ma smembrerà i loro corpi sì da renderle irriconoscibili, il tutto senza provare il minimo rimorso o ripensamento, e beffando continuamente la polizia.

Datato 1979, è probabilmente uno dei primi (e migliori) romanzi a scavare nel fango dei pensieri di un serial killer, a lasciar trapelare come una valanga le riflessioni di una mente anaffettiva, in grado di percepire la violenza come unico strumento per esistere e la necrofilia come fonte di appagamento sessuale.

Ma nel romanzo non c'è solo violenza, c'è anche azione e suspense e politica — sì, perché mentre Bishop compie il 'lavoro' sporco, parte dell'America che gli ruota intorno, quella in grado di pilotare l'opinione delle masse, si affanna per sfruttare il sensazionalismo e ricavarne i migliori benefici.
Un viaggio on the road attraverso un'America di cadaveri.
Un viaggio che piacerà a molti, soprattutto se poco impressionabili.

Prologo
Le fiamme divorarono avidamente il corpo, consumando e dilaniando la carne e i muscoli. Sfaldata, poi annerita e carbonizzata, la pelle si disintegrò rapidamente. Braccia, gambe e torso si sarebbero presto ridotti a un mucchio di ossa sbiancate dalle fiamme. E, a tempo debito, la testa, privata dei tratti somatici, sarebbe divenuta simile a un teschio.

In silenzio, se non per quel gemito cantilenante che gli risaliva dal profondo della gola, il ragazzo, con gli occhi folli illuminati dal rosso bagliore delle fiamme, osservava il corpo che bruciava, bruciava, bruciava…

Dead city - Shane Stevens

I Soprano ante litteram

Il Sogno Americano lascia intendere che per migliorare la propria vita, soprattutto dal punto di vista economico, per raggiungere la cima, ci vuole determinazione e coraggio, e perseveranza, molta perseveranza accompagnata dall'ambizione.

Ecco, i Boss, i mafiosi, il crimine organizzato, i picciotti, i picchiatori in carriera e i killer di questa New Jersey dei primi anni 70 se la cavano bene in questa filosofia, come fossero cresciuti a pane e Sogno. E per giunta possono ricorrere a tutte le forme di illegalità per trasformarlo in realtà.

Triste e spassoso leggere Stevens, capace di portare sulla carta quel tipo di quotidianità da goodfellas, mantenendola a dimensione uomo, rendendola comune nella sua eccezionalità, a darci l'idea del tipo di organizzazione con cui si autogestiscono, a mo' di impresa commerciale, con tanto di gerarchia a cui gli affiliati devono attenersi; o meglio, "dovrebbero attenersi": c'è sempre qualcuno che tenta la scalata con ogni mezzo, smanioso di essere il numero uno perché... be', vai a capire il perché, in fondo si tratta solo di Soldi e Potere.
Uno ce la fa, cento sono cadaveri stesi a terra.

Questi 'ceffi' sono proprio dei Sognatori. L'America deve andarne fiera.

Per diritto di cronaca:
chi di voi ha letto La metà oscura di Stephen King riconoscerà il nome di Alexis Machine, qui un Boss abbastanza defilato. La postfazione di quel romanzo recita:

"Il nome Alexis Machine non è di mia invenzione. I lettori di Dead City di Shane Stevens lo riconosceranno come il nome del capo malavitoso nel romanzo. L’ho adottato perché riassume perfettamente il personaggio di George Stark e della sua versione del boss criminale… ma anche in onore di Mr. Stevens, autore tra l’altro di libri quali Rat Pack, By Reason of Insanity e The Anvil Chorus. Questi romanzi, in cui interagiscono la cosiddetta
«mente criminale» e una condizione di irrimediabile psicosi per creare un sistema chiuso di perfetta malvagità, sono tre dei libri più notevoli sul lato oscuro del sogno americano. Sono opere di grande impatto, nella loro ori-ginalità, paragonabili a McTeague di Frank Norris e a Nostra sorella Carne di Theodore Dreiser.
Li consiglio caldamente… ma solo a lettori dallo stomaco forte e dai nervi d’acciaio."

Milano calibro 9 - Giorgio Scerbanenco

Nero in città

In questa raccolta di racconti, Scerbanenco fa una brutale panoramica sugli aspetti neri che dominano la vita di alcuni cittadini, chi vittima e chi delinquente, inscenando 22 storie venate di vendetta, smania di denaro, vizio, follia e a volte di riscatto, anche se da un punto di vista squisitamente morale — condanniamo il gesto violento ma, insomma, stiamo dalla parte di chi lo compie; a me è capitato leggendo Preludio per un massacro estivo, a suo modo toccante, e Spara che ti passa.

In tutte le situazioni che vivono questi individui, per quanto a volte grottesche, è sempre presente un retrogusto amaro che toglie il sorriso a chi osserva — a noi che leggiamo —, rendendolo involontariamente spettatore di un malessere sociale dilagante, apparentemente relegato nelle anime di periferia.

Mr Gwyn - Alessandro Baricco

Ritorno a casa

Jasper Gwyn si è stancato di scrivere romanzi. Ora vuole fare il copista, e dedicarsi ai ritratti.
Jasper Gwyn vuole scrivere ritratti copiando su carta l'essenza delle persone attraverso le parole.
Non sa ancora come fare di preciso, ma sente che è arrivato quel momento.

Una storia, dunque, quella di Baricco, che descrive storie senza che queste storie vengano raccontate dai protagonisti, ma viste attraverso l'occhio di un'artista - Mr Gwyn - che grazie ad una momentanea e programmata sospensione dalla (e della) vita di tutti i giorni, li costringe a non fare nulla, o quasi, riconducendoli a ciò che sono. Storie, appunto.

Delicato.

Santuario

Faulkner ha il dono di rendere preziosa qualunque storia grazie ad uno stile che nella sua complessità dà corpo a svariati universi emozionali. Oltre a questo, e alla grandezza della sua scrittura – una grandezza che si coglie solo se si è disposti a sudarsi le sue pagine –, egli concede poco al lettore, perché sa che nella realtà, così come nelle vicende dei suoi personaggi, nulla viene regalato.

Santuario l'ho trovato straordinario da pagina 40 fino a pagina 120 circa, mi si è totalmente pietrificato il tempo lo spazio e l'aria, cristallizzati e in attesa di essere frantumati. Dopo questa vetta, quasi mi avesse tolto le forze, non ho più ritrovato le stesse emozioni. Sono entrati in scena nuovi personaggi che, contrariamente ai precedenti, ho trovato poco interessanti, ad eccezione di quelli femminili. Di invariata, invece, è rimasta la capacità dell'autore di saper affrontare con assoluta serietà anche i più piccoli solchi tracciati dalla sua penna, mantenendo costantemente alto il livello del romanzo.
Santuario è una storia drammatica che non viene banalizzata sbattendola gratuitamente davanti agli occhi di chi legge, la si avverte unendo i pezzi, alcuni lanciati di sfuggita, dando corpo ad un disegno generale che fa ancora più male.

Faulkner aiuta a diventare lettori migliori. Per tutti gli altri c'è sempre Dan Brown.

Luce d'agosto

Natale a Jefferson

Un'altra storia Faulkneriana, pervasa di quella oscillante sensazione di tragedia imminente dietro e dentro ogni capitolo, e nutrita dal rimescolio di presente e passato come una sorta di reminescenza antropologica delle umane pulsioni impregnata di nubi cariche di tensione.

Una storia poco svelata, che si compie per gradi, al ricongiungersi delle ampie ellissi narrative disseminate dall'autore, in cui coesistono illegalità, prostituzione, razzismo, parola di Dio e violenza, mai banalizzate o regalate ma anzi scarsamente illuminate, sì da preservarne le ombre.

In generale, oltre alla mia stima Faulkner gode della mia fiducia: richiede attenzione, è ostico, spesso oscuro, concede poco nonostante dia molto, ma tratta il lettore da adulto: lo sfida evitando di coccolarlo o imboccarlo.

Luce d'Agosto è uscito nel 1932, ha avuto una prima traduzione di Elio Vittorini nel 1939, poi una seconda di Mario Materassi nel 2007.
Se non avete mai letto Faulkner, Materassi lo rende più accessibile, più leggibile; di contro, più pulito, meno arcano.
Se invece lo avete già letto e sapete cosa aspettarvi, Vittorini lo rappresenta meglio: nelle parole ci infila polvere e terra laddove necessario mantenendo l'umore.

Stoner - John Williams

Una vita qualunque

La vita di una persona qualunque, con sotterranei momenti di dolore e qualche gioia a dare un po' di colore al grigiore che altrimenti ammanterebbe l'intera esistenza di Stoner. Il tutto romanzato con invidiabile maestria da parte dell'autore, che con la sua prosa cristallina rende viva e commovente una storia che forse non ci si degnerebbe nemmeno di prendere in considerazione.

Novecento. Un monologo

Acquerello

Ho visto prima il film di Tornatore, e donare un volto diverso da quegli attori ai protagonisti di questo acquerello di emozioni è stato impossibile, almeno per me. Il film mi aveva colpito moltissimo e rispecchia bene il minimalismo di questo testo scritto per un attore.

Destinazione stelle - Alfred Bester

La tigre dal lungo passo

Fino a 3/4 del romanzo ho continuato a pensare che il titolo fosse fuori luogo, stonato, poco attinente alle vicende del protagonista, un uomo che persegue la sua vendetta personale, molto pratico, arrabbiato e testardo fino alla cieca ottusità, che spesso lo porta a perdere il senso della realtà; per nulla proiettato verso le stelle, insomma, né per indole né per intenzione né per cultura, ma viscerale e concreto, che vive la vita attimo per attimo.

Qualcosa però è avvenuto lassù, tra le stelle, qualcosa di prodigioso, svelato verso la fine di questa avventura narrata da un autore capace di amalgamare brillantemente azione e inventiva.

Uomini e topi - John Steinbeck

Teneramente drammatico

Steinbeck mi ha nuovamente sorpreso con i suoi personaggi e un dramma che sfiora la tenerezza. Un autore capace di creare personalità diverse ogni volta, adattandole alle esigenze della storia; o forse è proprio quest'ultima a essere piegata dal peso dei protagonisti. Sta di fatto che ancora una volta è riuscito a farmi essere vicino a loro, tra semplici gioie e tristi realtà.
La confidenza, con Steinbeck, comincia dalle prime righe.

La storia - Elsa Morante

Scritto per il Popolo

Un romanzo scritto per la gente, per il Popolo, il cui tono flemmatico avvolge gli anni italiani che vanno dal 1941 al 1947, anni cruciali per il nostro paese, mostrati principalmente attraverso le esperienze della famiglia Mancuso, soprattutto quelle di Ida, maestra quasi quarantenne che la vita ha lasciato con due figli, Nino e Useppe.

La morante sceglie una camminata narrativa, e non una corsa, per affrontare gli avvenimenti importanti che travolgono la nazione.
Il suo sguardo parte dal basso mantenendosi basso, rifiuta una facile epica, sospende apparentemente la Storia indugiando su aspetti di tutti i giorni, i più comuni, perché è grazie a loro che la Storia si compie.
Seppur alcuni di sfuggita, i temi caldi ci sono tutti, dalle leggi razziali alle deportazioni, dall'indottrinato sentimento fascista alla rivolta partigiana, dall'alienazione operaia al ruolo della borghesia.

C'è anche Carlo/Piotr/Davide, personaggio periferico nella vita di Ida ma centrale nel romanzo, che con la sua filosofia anarchica in contrasto con le sue origini borghesi assurge a catalizzatore di un pensiero lucido e tagliente ma fondamentalmente inascoltato, così inascoltato da portarlo all'autoannientamento fisico.

Il tutto, comunque, viene portato sulle pagine con stile semplice, avvolgente, per niente affettato ma piuttosto con molto affetto.

Il vortice - Ross MacDonald

Anonimi non si è mai

Una lettera anonima sposta gli equilibri della benestante famiglia Slocum, scoperchiando scomode verità che con l'aiuto di Lew Archer verranno a galla.
L'Hard boiled è stato modellato da autori come questo, che con i loro investigatori scavavano dietro le facciate luminose delle apparenze, trovandovi spesso crepe irreparabili.

Da un lato MacDonald può ricordare Chandler, sicuramente meno ironico ma più diretto e con un maggior interesse all'intreccio della trama. Dall'altro, ha la il piglio da duro alla Hammett, anche se gli spigoli sono più smussati e sorretti da un forte senso etico.

Parole dello stesso MacDonald:
"Hammett ha inventato il giallo "duro" e Chandler lo ha sviluppato. La specialità di Hammett era la forza e la semplicità combinate con realismo sociale che ai suoi tempi non aveva precedenti. Chandler ha portato alla narrativa poliziesca acume, eleganza e una forza narrativa originalissima. Entrambi, secondo me, avevano la tendenza a dare troppo peso alla figura centrale dell'investigatore. Il mio detective è sempre presente, ma "sommerso" nel romanzo: è un mezzo per raggiungere un fine e non è fine a se stesso."

"Con Lew Archer ho tentato di creare un investigatore che fosse più un uomo che un eroe letterario. È il tipo capace di dedicarsi al lavoro investigativo a causa del suo interesse per gli altri esseri umani, con le loro debolezze, le loro crisi, ma anche con le qualità che compensano i loro difetti. (...) Probabilmente la mancanza delle più romantiche qualità che si notano in genere nei detective letterari fa sì che Archer sia meno "colorito" di tanti altri."

Vero, Archer appare meno "colorito" di altri suoi colleghi. Ma che importa, quando lasci comunque il segno?

Il detective Archer, anche se col nome cambiato in Lew Harper, lo si può vedere interpretato da Paul Newman in un paio di film.

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