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La testa perduta di Damasceno Monteiro - Antonio Tabucchi

Il potere del Potere

La prima parte di questa storia è riuscita subito ad attirarmi. Seppur meno originale ma più diretta rispetto alla seconda (ma ancora non lo sapevo), ha una sorta di intimità di scrittura che infonde tranquillità e crea empatia, soprattutto con uno dei suoi protagonisti, Firmino, il giornalista incaricato di scovare notizie su una decapitazione avvenuta in quel di Oporto.

L'altra protagonista, invece, quella che mi è sfuggita, è la storia stessa, compresa quella con la S maiuscola, che viene trattata nella seconda parte con l'ingresso di un personaggio bizzarro a nome Loton, avvocato di grande cultura che argomenta a suon di diritto e filosofia ma che sposta l'equilibrio narrativo su un piano più intellettuale.

Ed è qui che ho cominciato a zoppicare nel seguire la vicenda, a sottovalutarne l'intento, con conseguente calo di interesse proprio quando Tabucchi invece voleva molto probabilmente cominciare a stimolarmi.

Ci siamo trovati a metà strada, dunque, io e Tabucchi.

Il romanzo è ispirato a un fatto realmente accaduto nel 1996 a Lisbona, bastano poche righe dell'accaduto ("La Stampa" del '97) per capire che l'indossare una divisa non è necessariamente sinonimo di rispettabilità.

"LISBONA - Il tribunale criminale di Lisbona ha condannato ieri a diciassette anni di carcere Fernando Santos, il sergente della Guardia nazionale repubblicana portoghese che nel maggio 1996 uccise e decapitò un giovane detenuto, ispirando l' ultimo romanzo di Antonio Tabucchi 'La testa perduta di Damasceno Monteiro'.
Il 7 maggio 1996 Carlos Rosa, un tossicodipendente di 25 anni, era stato arrestato da Santos e altri agenti nel quartiere popolare di Portola de Sacaven, vicino all' aeroporto della capitale, in relazione ad un piccolo furto.
La famiglia sporse denuncia di scomparsa il 18 maggio, e due giorni dopo i resti furono trovati in un boschetto della zona. L' inchiesta aperta immediatamente portò all' arresto di Santos e dei complici il 22 settembre scorso. Santos è stato riconosciuto colpevole di omicidio, corruzione e occultamento e profanazione di cadavere.
Poiché si rifiutava di confessare, venne freddato da Santos con un colpo alla testa. Con l' aiuto dei colleghi, Santos decapitò il cadavere, lo tagliò a pezzi e lo nascose.
"

Cose di cosa nostra - Giovanni Falcone

'A megghiu parola è chidda ca 'un si dici.

Falcone conosce(va) la mentalità mafiosa, così bene che la rispettarla.
Un rispetto che nasce dalla capacità di capire questo temibile nemico e soprattutto impenetrabile, il cui senso dell'onore, però, lo rende accessibile per vie traverse.

Falcone nasce in Sicilia, la vive e la respira, sa che la Mafia non esiste è un pericoloso, per quanto umano, atteggiamento autoconservativo ma ancor di più autodistruttivo.
Sa che in Sicilia le parole non dette hanno un peso maggiore di quelle dette, sono azione silenziosa.

Con la sua onestà intellettuale e umana, riesce a essere riconosciuto uomo d'onore da molti mafiosi, un onore formalmente uguale ma profondamente diverso, schierato sul versante opposto a quello di Cosa Nostra.
Due nemici che si rispettano, insomma, ed è grazie a questo aspetto così apparentemente 'assurdo' che il giudice trova la chiave giusta per dialogare apertamente con i pentiti e ottenere testimonianze attendibili, sempre verificate e mai date per scontate.

Non so quanti possano riuscire a capire, i delitti e il sangue delle stragi mafiose sono ancora nei nostri occhi, provocano reazioni che poco hanno a che fare con il rispetto.
Invece Falcone ce l'aveva, e grazie a esso è riuscito ad avvicinare e a rendere più chiari i meccanismi strategici dell'organizzazione mafiosa, credeva in questo tipo di lavoro, credeva nella forza che deve avere lo Stato.

Poi il 23 maggio 1992 l'hanno fatto saltare in aria con 1000 chili di tritolo.

La calda notte dell'ispettore Tibbs - John Dudley Ball

Dovrebbe essere un bianco

Romanzo scritto a metà degli anni '60, veicola un senso di giustizia sociale e integrazione cui tutti hanno avrebbero diritto.

Tibbs, ispettore californiano di colore, per una visita personale si trova in una cittadina del Texas proprio quando avviene un omicidio.
In prima battuta, cercando indizi e colpevoli, la polizia locale si imbatte in lui fermo alla stazione dei treni, e in virtù del colore della sua pelle viene subito arrestato senza pensare a controllarne l'identità, per altro ufficializzata dal distintivo nel suo portafogli.

La polizia locale non è esperta di omicidi, mentre Tibbs sì. Una volta chiarito il 'malinteso' del suo arresto, infatti, gli viene chiesto in via ufficiosa di dare un'occhiata al cadavere.
Darà prova di competenza e acume, e quasi per scherzo del destino viene incaricato dal suo capo di proseguire le indagini collaborando proprio con chi non ne riconosce l'autorità.

L'indagine è il pretesto per inscenare una serie di situazioni per palesare il pregiudizio, che è tale non per una reale cattiveria ma per ignoranza.
La figura di Tibbs è quella di un uomo che porta la luce dell'intelletto in una stanza buia, rigoroso e sempre in grado di dominare gli istinti, metodico e dalla mente deduttiva.
Dà prova di essere un professionista facendo (quasi) dimenticare il suo colore ai poliziotti che hanno a che fare con lui: arriveranno a pensare che è "così bravo che dovrebbe essere un bianco".
Una pensiero dettato dall'ignoranza, appunto.

La musica del diavolo - Walter Mosley

There’s a hellhound on my trail

Sbronze, sesso, whiskey, solitudine, dolore, un ex musicista, violenza.
C'è quello che il Blues si porta dentro, eppure questa storia non fa altro che girargli attorno: non basta evocare Robert Johnson per acchiapparlo.

Ragazzo negro - Richard Wright

Black is the wrong color

Non tutti hanno il culo di nascere col colore della pelle giusto, sempre che crediate alla stupidata che ce ne sia uno giusto.

Sicuramente per molte persone ancora oggi c'è un colore sbagliato, quello nero. Che è il colore di Richard Wright, autore americano nato agli inizi del secolo scorso in Mississippi, un uomo che si è sempre occupato di temi razziali.

In questo romanzo autobiografico del 1945 contano molto le sue esperienze a partire dai sei anni di età fino a quelle dei ventuno, ma ancor di più lo spirito e la consapevolezza che lo guidano sin da bambino, curioso e poco propenso a piegare la testa di fronte alle ingiustizie, private e non. Una consapevolezza in contrasto con la mentalità 'bianca' imperante di quel tempo e luogo ma anche con quella della sua stessa razza, che la testa è abituata/costretta a tenerla piegata.

Richard osserva la vita molto al di là del proprio naso, diluisce le apparenze grazie a un'acuta intelligenza, è uno che si vuole dar da fare e non capisce in base a cosa deve chiedere il permesso per poterlo fare.
Non è un eroe, è solo una persona intellettualmente avanti.
Andatelo a raccontare a quelli del suo tempo.

Il colore viola

Caro Dio nell'alto dei Cieli(e)...

se tu mi davi una vita diversa, meno miserevole e senza certi uomini sulla mia strada, io sarei stata più felice e magari avrei conosciuto prima l'amore e la felicità.
Se sapevo che nascere donna e anche brutta e nera mi rendeva seconda a tutti, forse ti chiedevo di aspettare a mettermi in questo mondo.

Però grazie per mia sorella Nettie, che sta vicino ai miei figli che non ho mai visto e che è andata anche in Africa mentre io restavo qui a badare ai figli di Albert, il marito che Pà ha scelto per me.
Lei ha studiato, ha imparato, è riuscita a vedere tante cose che l'hanno resa la persona meravigliosa che è.
Mi vuole bene e io a lei.

Grazie per Shug, senza di lei non conoscevo il mio bottoncino e le carezze.

Grazie per Sofia, che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, nemmeno dal sindaco.

Caro Dio, oramai al mondo ci sono, e allora grazie di avermi fatto donna perché, anche se fai comandare gli uomini, con tutto quello che dobbiamo sopportare io sento che ci hai fatto più forti di loro.

In fondo alla palude

La capacità di non discriminare

Harry, oramai anziano e in casa di cura, si lascia andare al ricordo, portandoci nel periodo della Grande Depressione americana, anni '30, nel Texas orientale...

Harry è un bambino, ha una sorella più piccola, Tom, e avventurandosi insieme nel bosco vicino casa scoprono un cadavere di una donna di colore. Da quel momento in poi sarà tutto un susseguirsi di situazioni, necessità e paure e per cercare di svelare il mistero. Ci saranno altri ritrovamenti di cadaveri, sì da far pensare a un assassino psicopatico che uccide in serie. Ad occuparsene sarà il padre di Harry, lo sceriffo locale, uomo capace di considerare un crimine per quello che è, indipendentemente dal colore della pelle di chi lo subisce.

Per quanto questa ambientazione e le tematiche - razzismo su tutte - siano centrate, quando Lansdale vuole fare sul serio mi convince in parte, mi lascia uno strano sapore di artificioso, che credo dipenda dal fatto che molte storie di quel periodo le ho lette attraverso la penna di autori che in quel periodo ci sono nati, cresciuti e morti.
Se potessi eliminare questo ultimo aspetto dalle mie memorie, probabilmente il romanzo assumerebbe un altro gusto, immagino quindi si tratti di una questione soggettiva. Per il resto, è una lettura avvincente.

Corri uomo corri - Chester Himes

Incubi in bianco e nero

Sul finire degli anni '50... cosa succede se un poliziotto bianco uccide senza motivo due uomini? Il poliziotto è molto ubriaco e in cerca di guai, i due uomini sono afroamericani che fanno il turno di notte in una tavola calda ad Harlem. E tu sei il terzo che intende far fuori solo perché hai capito cosa ha combinato.
Non ti resta che correre, amico, e anche forte, perché le pallottole hanno già raggiunto il tuo corpo e tu non hai voglia di morire.

Questa è la situazione in cui si trova Jimmy, anche lui inserviente afroamericano, ferito durante la fuga e che, oramai privo di sensi, viene soccorso in extremis da un altro collega inserviente, inconsapevole di essere aiutato proprio da quel poliziotto, Parker, che ha cominciato questo casino e che intende finirlo.

Jimmy viene portato in ospedale, e una volta ripresosi racconta tutta la storia alla polizia che lo interroga.
Un nero che accusa un poliziotto bianco senza nessuna prova e soprattutto senza una motivazione valida per l'accaduto?
Sappiamo tutti come andrà a finire.

Himes parte in grande stile, dilata su molte pagine la scena iniziale di questi omicidi 'casuali' senza mai perdere l'attenzione del lettore. Tutt'altro, riesce a dare vita a una tensione che sin da subito diventa protagonista, non tanto per il fatto in sé ma per le conseguenze che porterà nella vita di Jimmy, qui specchio di un'intera razza.

Parker, il poliziotto bianco ubriacone, è un dannato razzista.
Jimmy, l'inserviente afroamericano, è una brava persona.
Le due cose insieme sono l'esplosivo per sovvertire quelle regole non scritte che vedono il primo dalla parte della giustizia e il secondo no, regole buone, per quanto mi riguarda, per pulircisi il culo.

La tensione di Himes - quella dietro le quinte, quella vera - è una questione ancor oggi irrisolta.

Se volete conoscere i polizieschi di Himes partite da questo, ha un andamento più 'classico'.
Se vi sentire più arditi, invece, non fermatevi solo a questo, vi perdereste il suo caotico universo razziale popolato da una succulenta e verace varietà di personaggi.

Rose, rose

Moglie mia levati di mezzo

La moglie di Harpur, Megan, viene uccisa in un parcheggio dopo essere stata a Londra, in compagnia del suo amante.
Questo è il cuore del romanzo, che si occupa principalmente più dei flashback di Megan e delle dinamiche interne alla famiglia sopravvissuta, le due figlie e il loro padre, che del caso in sé.
Se ne occupa forse un po' troppo, considerando che l'accaduto non ha avuto un impatto emotivo poi tanto evidente su tutti loro. Ci sono lacrime, certo, ma più vicine a quelle di circostanza che a un vero senso di dolore. O forse, semplicemente, sono io a non essere in sintonia con lo humor britannico in quella particolare situazione.

L'Harpur poliziotto - ma anche l'uomo - resta comunque freddo, indaga per conto suo senza riferire ai suoi capi, mette nei guai qualche collega inconsapevole e, alla fine, grazie ai suoi fidati informatori, arriva al nocciolo dell'omicidio. E qui l'autore alza finalmente il tiro piazzando un finale tutto da intuire, in cui la distinzione tra crimine e legalità si assottiglia fino a scomparire.

Maruzza Musumeci - Andrea Camilleri

Del naufragar e delle Sirene

Una favola in dialetto siciliano che, liberatasi della ragione, veleggia per odissee.
Mitologia e rimandi al greco antico travolgono Gnazio, uomo semplice e onesto, la cui vita viene innalzata dalle Sirene e dal loro canto.

Bisogna «chiudere gli occhi “pi vidiri le cose fatate”, quelle che normalmente, con gli occhi aperti, non è possibile vedere.

Il seme della violenza - di Evan Hunter

Come insegnare?

Salvatore Lombino cambiò nome in Evan Hunter, poi usò alcuni pseudonimi tra cui Ed McBain, probabilmente il più famoso.
Tra le sue varie occupazioni ci fu anche quella di insegnante, esperienza che servì d'ispirazione a questo romanzo del 1954 che gli diede notorietà, accresciuta poi grazie al film che ne fu tratto l'anno successivo.

Siamo negli anni 50, Richard Dadier ottiene un posto di insegnante di lingua inglese in un istituto professionale. È un uomo sposato e sua moglie è in dolce attesa, il suo entusiasmo per il nuovo lavoro è alto.
Intende essere un insegnante giusto ma inflessibile, desidera solo dare e fare il meglio che può.

L'entusiasmo è una gran cosa ma non sempre utile, soprattutto se i ragazzi della sua classe mostrano poco interesse e nelle loro fila serpeggia un umore di violenza verbale e non.
E così ecco che deve presto salvare una collega, la prorompente Anne, da un tentativo di stupro proprio nei corridoi della scuola, divenendo eroe per alcuni e infame per altri.
Da qui in poi ci sarà tutta una serie di eventi atti a scoraggiare Richard, anche fisicamente, fino a farlo dubitare sul vero ruolo dell'insegnamento e sui meccanismi relazionali tra chi dà e chi riceve.

In tutta onestà sono rimasto poco colpito dal romanzo, vuoi per una violenza che al di là di qualche (grave) episodio mi è parsa leggera - parlerei più di mancanza di rispetto verso l'istituzione, fatto comunque grave nel contesto dell'istruzione e soprattutto in quegli anni - e vuoi per uno stile di scrittura poco essenziale... però la prorompente Anne è una presenza scenica azzeccata, non tanto per quello che fa, in fondo si vede poco, ma per la sinuosità di come lo fa.

E se grida, lascialo andare - Chester Himes

Ti tolleriamo (negro) finché stai al tuo posto. Ma devi starci

Chester Himes è conosciuto per i suoi polizieschi, sempre molto particolari, con quel costante, incisivo e acceso - spesso fiammeggiante - sguardo rivolto alla sua razza, quella afro-americana, sempre in lotta con il pregiudizio ma anche con se stessa.

I suoi polizieschi appaiono scalpitanti, caotici sotto molti aspetti, apparentemente disordinati ma caratteristici, romanzi di genere immersi in un contesto sociale che trasuda vita reale, quasi sempre vita periferica. In tutti i sensi.

In questo suo esordio del 1945, che di poliziesco non ha nulla, Himes è meno colorito, più diretto e lineare verso le questioni che vive sulla sua pelle: la discriminazione (subdola e non) verso gli afro-americani; la loro presunta integrazione nel mondo del lavoro; il desiderio per alcuni di essere quasi bianchi per meglio amalgamarsi; il senso di rabbiosa frustrazione per altri, come il protagonista Bob.
Si avverte, insomma, la condizione di "Ti tolleriamo (negro) finché stai al tuo posto. Ma devi starci, altrimenti ti ci facciamo stare noi."

Il bello di Himes è che non fa romanzi per famigliole, a modo suo vuole dare una scossa alle coscienze rimanendo alla larga da quei quadretti politically correct che proprio alle coscienze han timore di puntare. E qui siamo nel '45, 1945!

Il titolo originale del romanzo "If he hollers let him go" (letteralmente Se grida, lascialo andare) è il verso di una «conta», una filastrocca che i bambini americani scandiscono quando si deve eliminare dal gioco qualcuno.
Nel Sud degli Stati Uniti ha assunto una connotazione razzista, sostituendo a rooster (gallo) il termine nigger.
Il testo completo della conta (la nostra Ambarabá cicí cocó) è il seguente:
Eenee, Meenee, Mainee, Mo!
Catch a nigger by his toe!
If he hollers let him go!
Eenee, Meenee. Mainee, Mo!
You-are-It!

Una ragazza e una pistola - di Mickey Spillane

Hammer in love?

Dietro la morte di una giovane donna ci sono fatti che non convincono Hammer.
La donna la conosce perché incontrata per caso ore prima in un bar, per qualche minuto, ma ne ha un'impressione di forte simpatia, quasi affetto, l'ha difesa da un tentativo di aggressione.
Decide quindi di investigare per proprio conto, certo che le cose siano diverse da come appaiono.

Non credo l'autore volesse nasconderci il colpevole, si intuisce presto, conta meno del meccanismo a rincorsa che investe Hammer a più riprese, compreso un amico in Polizia che considera il caso un suicidio, ma che grazie alle intuizioni del nostro riconsidererà tutto ritrovandosi tra le mani un giro di prostituzione legato ai bordelli.
Il finale non convince, improbabile e per certi versi ridicolo - Come? Sì Mickey, calma, è solo la mia opinione, certo.

Troviamo i pregi e difetti dell'Hard boiled più spinto, con le sue movenze dirette-squadrate-veloci che hanno forgiato il genere da una parte, e dall'altra quella misoginia travestita da buone maniere che rende il protagonista irresistibile agli occhi di donne (tutte, nel romanzo) e uomini.

A onor del vero, nonostante l'onnipresente giustizialismo di fondo, questo mio secondo appuntamento con Hammer/Spillane si è rivelato più empatico rispetto al primo: l'investigatore privato si è 'lasciato andare' a squarci di scanzonata ironia per alleggerire la tensione che porta avanti la storia - Sì Mickey, ironia da veri uomini, meglio specificare, hai ragione, non vorrei farti fare la figura della femminuccia.

Autore importante della narrativa di genere Hard-boiled/Noir - Non c'è di che, Mickey - per me resta comunque a parecchie distanze da Hammett e Chandler - Ricambio, fanculo a te, Mickey.

Vita di Luigi Tenco - Aldo Colonna

Vedrai, vedrai

Vedrai, vedrai
Vedrai che cambierà
Forse non sarà domani
Ma un bel giorno cambierà

Magari. Invece niente, ci si chiede ancora se Tenco si è ucciso o se l'hanno ucciso.

Biografia atipica, questa di Colonna, con divagazioni varie e uno stile intellettuale ingombrante.
Tolto questo, resta una lettura apprezzabile per il soggetto, un ragazzo talentuoso diventato purtroppo più famoso per la sua morte (1967) che per le sue canzoni. A leggere le testimonianze e i fascicoli redatti circa l'accaduto, quelli dell'epoca e quelli successivi, si fa presto a trasformare questa biografia in un romanzo giallo o noir, la verità serpeggia e muta forma ad ogni ipotesi sfuggendo ogni volta, spesso per scenari imbarazzanti.

Il dubbio rimane, eccome se rimane. E forte.

Vedrai, vedrai
Vedrai che cambierà
Forse non sarà domani
Ma un bel giorno cambierà

Trilogia sporca dell'Avana - Pedro Juan Gutiérrez

Sopravvivere in quel di Cuba

Se non si ha un cazzo da fare, la vita risulta meno complicata di quel che sembra. O forse si sceglie di non fare un cazzo per non complicarsi la vita.

Pedro Juan sbarca il lunario con espedienti alla giornata per arrivare a sera e poi ricominciare tutto daccapo. Nel mezzo, un po' di poesia/bevute/sesso/discorsi/riflessioni/situazioni occasionali, il tutto affrontato con la nonchalance di un uomo che non ha nulla da dimostrare, né tantomeno gli interessa.

Giudizio limitato a 'Senza un cazzo da fare', primo della trilogia.

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