Storia di un giudice
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Materiale linguistico moderno

Cascini, Francesco

Storia di un giudice

Abstract: Alla fine degli anni '90 il giovane magistrato Francesco Cascini viene assegnato alla Procura di Locri: è il suo primo incarico dopo la nomina, l'ultimo posto disponibile nella graduatoria. Spaventato e pieno di dubbi, ma anche determinato e carico di buone intenzioni, si ritrova a dover applicare la legge in un territorio controllato dalla 'ndrangheta. Frustrazione e insuccessi fanno venir voglia di andarsene prima possibile, ma il crescente amore per quella terra e la sua gente e il senso stesso della missione di magistrato impongono di rimanere, e provare ancora. Questo racconto è il ritratto di un Paese pieno di paradossi. Nei territori più delicati e complessi i magistrati sono sempre di passaggio, e far entrare i fenomeni illegali nei binari di un processo per perseguire reati e responsabilità è spesso un'impresa eroica, talvolta considerata folle o sciocca dagli stessi colleghi. A Locri un giudice sembra destinato a perdere. Ma lo sguardo di Cascini su questo mondo feroce e contraddittorio è anche lo sguardo di chi crede che la legge sia ancora l'unico, necessario spiraglio.


Titolo e contributi: Storia di un giudice : nel far West della 'ndrangheta / Francesco Cascini

Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2010

Descrizione fisica: 178 p. ; 21 cm.

Serie: Einaudi stile libero. Big

ISBN: 978-88-06-20126-5

Data:2010

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi:

Soggetti:

Classi: 347.45014092 GIUDICI. ITALIA. Persone (21) 364.1 CRIMINI E CRIMINALITA (21)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2010
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: testo non letterario

Sono presenti 6 copie, di cui 0 in prestito.

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Biblioteca Accursio ACC 364.1 CASC
(Ristampa: 2013)
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"L'omicido era stato commesso la mattina molto resto, io arrivai intorno alle tre del pomeriggio. Era pieno di gente, curiosi, familiari che urlavano, poliziotti e carabinieri. Notai subito che la zona non era stata delimitata. La feci delimitare, ma era passato troppo tempo e sapevo che sarebbe stato inutile. Chiesi della polizia scientifica, mi dissero che non c'erano reparti di investigazione scientifca, né dei carabiniei né della polizia. Il sopralluogo lo facevano vecchi marescialli, che dopo anni di esperienze di quel tipo avevano imparato quali erano le cose più importanti, ma non c'era nessuna traccia delle nuove tecniche e delle attrezzature necessarie per un lavoro scientificamente attendibile"
E' questo il contesto nel quale deve lavorare il neo pubblico ministero di Locri Francesco Cascini. Un libro che si legge bene, e che racconta di una terra martoriata, dove la paura, l'omertà, spesso anche l'ignoranza vige sovrana e dove l'ndrangheta ha trovato terreno fertile per infiltrarsi.
"Presto imparai che nelle campagne della Locride esiste un mondo abbandonato a se stesso dove l'analfabetismo e l'incesto sono una caratteristica comune, diffusa, conosciuta e ignorata. Qualche anno dopo mi sarei trovato in mano un fascicolo di un ottantenne che da anni abusava sessualmente della figlia-nipote disabile nata da un precendete incesto con la primogenita. Lui a morire in carcere, lei in un istituto. Fine della storia.
Leggere di certi fatti è davvero inquietante, sembra veramente di essere in un mondo a parte.
"La 'ndrangheta vera non è solo quella che spara o che fa estorsioni. La 'ndrangheta vera è quella dei soldi, degli investimenti, della politica, dell'economia, del potere. Hanno il controllo del territorio non perchè abbiano più uomini per le strade, nè perchè siano militarmente superiori allo Stato. Ce l'hanno perchè hanno il controllo delle persone. Della loro paura. Delle loro incertezze. Della loro mancanza di futuro in quella terra. Della loro solitudine. Della loro ignoranza. Hanno il controllo del loro modo di pensare. Del loro modo di vivere. Ma questo è un discorso troppo complesso, troppo impegnativo, così poco televisivo che si crede non valga la pena essere affrontato."
In un contesto simile, difficile compiere indagini, cercare testimoni, provare a cercare i colpevoli. Se nessuno parla lo Stato non può fare nulla. Ci vorrebbe una rivolta culturale, e chissà che le generazioni future non riescano a svincolarsi da questa omertà.
"Il presidnete era un uomo serio, preparato e severo. [...] Ma quando lesse il dispositivo di quella decisione aveva la voce spezzata e lo sguardo tradiva l'emozione per una sentenza corretta ma che probabilmente avvertiva come ingiusta. Dieci anni. Non riuscivo a immaginare cosa provasse l'imputato. Aveva subito rapine che l'avevano messo in ginocchio, aveva perso tutto, chiuso il negozio, si era trasferito all'estero, una parte della sua famiglia era stata barbaramente trucidata per punire il suo comportamento e ora gli era arrivata la punizione dello Stato. Dieci anni di carcere."
Finisci di leggere il libro, che è un racconto, un'esperienza di un giovane pubblico ministero, che si trova, suo malgrado, ad affrontare sfide immani, con mancanza di mezzi, di persone, in un contesto sociale che non conosce affatto, dove le carte processuali si accumulano sulla sua scrivania alla velocità della luce, ma non può smaltirle altrettanto velocemente. Ci sono le emozioni, le frustazioni, la rabbia, ma anche la consapevolezza di voler andare avanti, di lasciare un segno, una via, un metodo a chi viene dopo di te.

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