Comprati e venduti
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Materiale linguistico moderno

Fava, Claudio <1957- >

Comprati e venduti

Abstract: Fare il giornalista in un Paese lacerato dalia violenza delle mafie vuoi dire mettere in conto che nel mirino di quella violenza ci puoi finire anche tu. E i giornalisti - i troppi che in questi anni hanno subito avvertimenti, minacce, scomuniche - lo sanno. Quelli che ho conosciuto, quelli che abbiamo a lungo ascoltato, ci hanno consegnato parole di solitudine più che di preoccupazione. È il ritratto di un Paese, non solo di un mestiere. Racconta un sistema di poteri (non solo mafiosi) che continuano a considerare come un fastidio ogni voce libera, ogni cronista con la schiena dritta, ogni racconto - su quei poteri e sulle loro miserie - che non si pieghi all'adulazione alla menzogna. Sono giornalisti poco conosciuti, schivi, generosi, determinati. Una silenziosa e tenace comunità di giovani cronisti che ha raccolto l'eredità più autentica degli undici giornalisti uccisi da mafie e terrorismo in Italia, certamente la più preziosa.


Titolo e contributi: Comprati e venduti : storie di giornalisti, editori, padrini, padroni / Claudio Fava

Pubblicazione: Torino : Add, 2016

Descrizione fisica: 93 p. ; 21 cm

ISBN: 978-88-6783-129-6

Data:2016

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 070.92 Giornalismo e giornali. Persone (21)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2016
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: testo non letterario

Sono presenti 2 copie, di cui 0 in prestito.

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"Sono buone notizie lo so: vanno poi misurate, giorno per giorno, con le asprezze di un lavoro spesso precario, mal pagato, trascurato, solitario, rischioso. Fare il giornalista in un Paese lacerato dalla violenza delle mafie vuol dire mettere in conto che nel mirino di quella violenza ci puoi finire anche tu. E i giornalisti - i troppi che in questi anni hanno subito avvertimenti, minacce, scomuniche - questo lo sanno. Quelli che ho conosciuto, queli che abbiamo a lungo ascoltato, ci hanno consegnato parole di solitudine più che di preoccupazione. Questa solitudine è l'altra faccia della medaglia. Accanto a un numero sempre crescente di giornalisti aggrediti sopravvivono troppe sacche di informazione compiacente o reticente. Di editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili. E di direttori che si prestano a sorvegliare, condizionare e redarguire quelle redazioni. E' il ritratto di un Paese, non solo di un mestiere. Racconta un sistema di poteri (e non solo mafiosi) che continuano a considerare come un fastidio ogni voce libera, ogni cronista integro, ogni racconto - su quei poteri e sulle loro miserie - che non si pieghi all'adulazione o alla menzogna."
Penso che questo brano sia la sintesi migliore delle 93 pagine lette e che mi hanno lasciato spesso incredula!

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