In omaggio a Miracolo a Milano e nell'ambito del progetto MUM - Museo urbano diffuso Miracolo a Milano, la biblioteca Valvassori Peroni dedica un allestimento al film con le fotografie di scena di Mario De Biasi, le illustrazioni originali di Giuseppe Corti e la riproduzione di disegni a china eseguiti da Gino Bozzetti sul set di Lambrate.

MUM - Museo urbano diffuso Miracolo a Milano è promosso da ACLI Lambrate insieme a Municipio 3, Sistema Bibliotecario di MIlano, Associazione Atelier Spazio Xpò & Comunicarearte, in collaborazione con l’Ufficio Arte negli spazi pubblici del Comune di Milano, Dai Nostri Quartieri, ViviLambrate, Cistà e altri enti e associazioni del territorio.


 

 

MOSTRA FOTOGRAFICA DI MARIO DE BIASI

Esposizione di 16 stampe fotografiche scelte tra i circa 40 scatti in bianco e nero che il grande fotografo fece a Lambrate sul set di Miracolo a Milano, e in una baraccopoli nei pressi di via Marescalchi, oltre che in piazza del Duomo. All'epoca De Biasi era un giovane fotografo amatoriale.
Gli scatti, quasi tutti inediti, provengono dall’archivio conservato dalla figlia Silvia, che li ha autenticati e messi a disposizione della biblioteca. Il Circolo Fotografico Milanese, a cui si deve la scoperta, si è occupato della selezione e delle attività di restauro e stampa digitale.

 

 

Mario De Biasi
(Belluno 1923 - Milano 2013)

Nasce a Sois (Belluno) il 2 giugno 1923. Rimasto orfano, nel 1938 si trasferisce da solo a Milano, mantenendosi come telefonista e frequentando una scuola serale per radiotecnici, che gli vale l'assunzione alla Magneti Marelli di Sesto San Giovanni.

 

Gli inizi da fotoamatore

Inizia a fotografare nel 1945, grazie al fortuito ritrovamento di materiale fotografico tra le macerie di Norimberga, dov'era stato deportato al lavoro coatto.
Rientrato in Italia, riprende il lavoro da radiotecnico e continua a fotografare con una semplice fotocamera Welta 6x6 senza telemetro.

Nel 1948 presenta la sua prima mostra personale al Circolo Fotografico Milanese e partecipa a numerosi concorsi fotografici, vincendo premi in diverse categorie. Negli anni successivi riesce ad acquistare una Rolleiflex 6x6, inizia a collaborare con varie riviste e a frequentare altri fotografi, tra cui Paolo Monti, Pietro Donzelli, Fulvio Roiter, Gianni Berengo Gardin.

La maggior parte delle fotografie scattate tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50 è realizzata girando a piedi per Milano, in ogni momento libero dal lavoro. È così che scopre nella periferia est, verso la Stazione di Lambrate, uno strano villaggio di case diroccate in cui il regista Vittorio De Sica sta girando il film Miracolo a Milano e documenta alcuni aspetti del set.

Sul Monte Stella, la collinetta artificiale formata a Milano con le macerie dei bombardamenti, incontra una statua di autore sconosciuto: è un nudo femminile, lì abbandonato. Per 15 anni la fotografa in ogni stagione e nel libro pubblicato nel 1967 la chiama La donnina di Milano. Solo in seguito si scoprirà che la statua è opera dello scultore Marino Marini, realizzata nel 1932 per la Biennale di Venezia e successivamente esposta alla Triennale di Milano. Nel 2017 il Comune di Milano (assieme al Museo del Novecento, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e alla Fondazione Atlante) ne inizia il restauro, al quale le immagini scattate molti anni prima da De Biasi hanno fornito un importante contributo.

Nel 1952 De Biasi espone una mostra personale al Quinto Salone Internazionale della Fotografia alla Triennale di Milano e riesce a vendere dieci fotografie a Epoca, lo storico settimanale della Mondadori, considerato il Life italiano.

 

Gli anni da fotoreporter professionista

Nel 1953 viene assunto nella redazione di Epoca. Nel 1954 esce il suo primo libro, dedicato a Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale di Milano.
Per realizzare un servizio sulla trapezista circense Moira Orfei a passeggio per Milano, scatta la foto che, diventata famosa con il titolo Gli italiani si voltano, verrà usata nel 1994 dal Guggenheim Museum di New York come manifesto della mostra The Italian Metamorphosis, 1943-1968.


Nel 1955 la sua foto Sagrato del Duomo di Milano con neve del 1951 appare nella mostra e nel libro del fotografo tedesco Otto Steinert dedicati alla seconda edizione di Subjective Photography.
Per Mondadori pubblica il libro Idea di Milano, con molte foto scattate negli anni da fotoamatore e alla Biblioteca Sormani presenta una mostra personale dedicata a Milano.

De Biasi lavora per più di trent’anni al settimanale illustrato Epoca, realizzando centinaia di copertine e innumerevoli reportages in tutto il mondo per documentare eventi di cronaca, paesaggi, calamità naturali e guerre.
Le sue foto sulla rivolta d'Ungheria del 1956 gli fanno guadagnare fama internazionale e l'appellativo di italiano pazzo. 

Dagli anni ’60 viaggia ininterrottamente per tutto il mondo. Tra i suoi reportages più famosi di quegli anni si ricordano, nel 1964, il viaggio in Siberia a -65°C con Walter Bonatti e la spericolata documentazione dell’eruzione dell’Etna e, nel 1969 negli Stati Uniti, le immagini che illustrano la preparazione allo sbarco sulla luna della missione Apollo 11 e i trionfali festeggiamenti seguiti al rientro degli astronauti sulla terra.

Negli anni ’70 e ’80 gira il mondo per far conoscere località lontane (Hong Kong, Thailandia, Cambogia, Giappone, Brasile, Argentina, Guatemala, Colombia, Russia, Canada, Stati Uniti, Australia), ma anche molte mete europee e italiane. Nelle rare pause non smette di fotografare Milano.

 

Gli anni da fotografo professionista in pensione

Dopo il pensionamento nel 1983 De Biasi continua a fotografare per passione tutto quello che attira la sua insaziabile curiosità. Riprende soprattutto a girare a piedi per Milano, con il suo pesante carico di macchine fotografiche, sempre pronto a salire su un terrazzo, su un campanile o su un monumento per cogliere una prospettiva diversa, angoli più segreti e meno noti, con i quali illustrerà numerosi libri dedicati alla sua città adottiva.
Nel 2000 il Comune di Milano gli dedica un'ampia retrospettiva esposta al Palazzo dell’Arengario.
Nel 2003 la Galleria Carla Sozzani celebra gli 80 anni di De Biasi ospitando la mostra Milano con immagini dal 1947.
Nel 1982 De Biasi riceve il premio Saint Vincent di giornalismo e nel 2003 è insignito dalla FIAF - Federazione Italiana Associazioni Fotografiche del titolo di Maestro della fotografia italiana.
Il Comune di Milano riconosce la sua attività conferendogli l’Ambrogino d’oro nel 2006 e, dopo la sua scomparsa nel 2013, iscrivendone il nome nel Famedio del Cimitero Monumentale in una lapide dedicata ai “cittadini illustri, benemeriti, distinti nella storia patria”.

 


 

 

MOSTRA DI DISEGNI DI GINO BOZZETTI

Riproduzione di quattro disegni a china di Gino Bozzetti sul set di Miracolo a Milano a Lambrate.
Si tratta delle uniche tavole, tra le nove disegnate, di cui si sono conservati gli originali.
Alessandra Castelli, collaboratrice dell’architetto, le ha messe a disposizione del laboratorio digitale del Sistema Bibliotecario per la riproduzione.

 

Gino Bozzetti
(Brescia, 1926 - 2014)

Conclusi gli studi al Liceo scientifico Calini di Brescia, nel 1946 s'iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, di cui era preside Piero Portaluppi.

Nel 1950 Vittorio De Sica sta girando nella periferia della metropoli lombarda il film Miracolo a Milano. Gino Bozzetti rimane colpito dal set di Lambrate, dov'era stato trascinato da un compagno di studi. Emozionato soprattutto dai barboni, dai baraccamenti, dal caotico disordine da cui sprigionava una grande atmosfera, gli viene naturale chiedere di poter tornare per disegnare alcuni scorci di quell'umanissimo marasma.
Non poteva certo immaginare che quelle chine, nate da un'emozione e realizzate senza alcuna precisa finalità, sarebbero state foriere di un imprevedibile successo: le tavole, infatti suscitano interesse non solo nell’ambiente del cinema, ma anche in quello universitario. L’architetto Egizio Nichelli, docente di Bozzetti al Politecnico di Milano, si dimostra così sorpreso dalla freschezza del segno da mostrarle a Gio Ponti, il quale apprezza l’originale vena creativa e ne pubblica alcune sulla rivista Domus.
Fu quello il primo e inatteso successo di Bozzetti come artista. Anche se poi, nella vita, il disegno e i lavori al cavalletto rimarranno sempre un aspetto quasi segreto della sua attività creativa.

Nel 1951 Bozzetti realizza anche i 10 pannelli Fasi evolutive della vita e dell'uomo in occasione del riallestimento del Museo di Storia Naturale di Milano, a seguito dei danni subiti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il ciclo pittorico illustra l'evoluzione del mondo e della vita, dall'origine dell'universo alla comparsa dell'uomo e alle prime fasi della sua civiltà. 

Milano non è solo la città della sua formazione, ma anche quella di residenza e di lavoro per più di un trentennio, fino al 1978. A soli due anni dalla laurea, il giovanissimo professionista associato al proprio docente Nichelli, ottiene un'affermazione di rilievo nazionale, annunciata da prestigiose testate: il primo premio al concorso per la realizzazione della piscina di viale Zara, progetto segnalato dalla stampa come esempio di architettura moderna.

Un'altra importante realizzazione, superata la soglia dei trent'anni, si concretizza nel 1960 con la prima delle cinque ville, e altre opere impegnative, sul lago d'Orta, a San Maurizio d'Opaglio, un insieme che si può considerare la sua più significativa e innovativa realizzazione in ambito architettonico.
Dal 1964 inizia a lavorare anche nella sua città natale progettando, tra l’altro, due quartieri residenziali e il recupero dell'antica Casa dei Camerlenghi di piazza Duomo. In seguito si dedica soprattutto al recupero conservativo e sono una quarantina gli edifici privati e pubblici - case, cascine, palazzi, torri, chiostri, chiese - restaurati da Bozzetti a Brescia e in provincia.

(Fonte: Brescia Oggi, Bozzetti l'arte del restauro

 


 

 

ILLUSTRAZIONI DI GIUSEPPE CORTI

Esposizione di 9 illustrazioni originali di Giuseppe Corti, bibliotecario e illustratore, realizzate per riprodurre in grande formato il villaggio dei barboni, il disegno a penna e matita collocato all'ingresso della biblioteca.
Partendo dal materiale a disposizione, Corti ha ricavato una visione integrale della baraccopoli, di cui non esiste una veduta di insieme né nel film né nelle numerose foto di scena.