Biblioteca Sormani

Il Palazzo tra Settecento e Ottocento

La vicenda del Palazzo, che aveva acquisito prestigio grazie alla famiglia Monti, continuò senza soste con il passaggio della proprietà nel 1783 agli Andreani, nella persona del conte Giovanni Mario, il cui padre, Giovanni Pietro Paolo, nel 1752 aveva sposato Cecilia Sormani. Il fratello Paolo divenne invece famoso per aver effettuato, primo italiano, due ascensioni in mongolfiera a pochi mesi da quelle dei fratelli Montgolfier.

In origine il giardino su cui prospetta la facciata seguiva il corso del Naviglio, giungendo a confinare col parco della Guastalla. Fu il conte Andreani a commissionare il nuovo allestimento a Leopoldo Pollack (1751-1806), allievo del Piermarini e autore della Villa Reale, secondo i principi romantici del cosiddetto giardino all’inglese.

Con la morte del conte Mario nel 1830 il ramo milanese degli Andreani si estinse e tutti i titoli e i beni furono ereditati dal cugino Giuseppe Sormani, che aggiunse il cognome Andreani al proprio dando inizio così al ramo Sormani Andreani. Dopo solo otto anni un'altra importante famiglia entra nella storia del Palazzo in seguito al matrimonio di Alessandro Sormani Andreani con Carolina Verri nel 1838. Gli stessi Verri che avevano dato i natali ai fratelli Alessandro (1741-1816) e Pietro (1728-1797), noti letterati del tempo, Carlo (1743-1823), senatore del Regno d’Italia, e Giovanni (1745-1818), cicisbeo di Giulia Beccaria.

Il Palazzo rimase noto per le feste memorabili, come il ballo del 18 gennaio 1875, al quale fu invitata tutta l'alta società milanese per inaugurare l'appartamento dei giovani sposi Pietro Sormani e Luigia Brusca, ubicato al piano terra verso il giardino.

Oltre che per le feste, il Palazzo fu noto per la ricca biblioteca e le collezioni di opere d'arte (quadri, affreschi, arazzi) che erano state raccolte nei secoli dai Monti e poi dai successivi proprietari. Soprattutto la quadreria fu di grande rilievo, in modo particolare per il polittico Putti musicanti del Bramantino, il Ricevimento sulla piazzetta di San Marco e la Partenza dell'ambasciatore del Canaletto e una Vergine col Bambino di Mantegna.

Dal palazzo della famiglia Verri in Montenapoleone, oggi scomparso, proviene il celebre ciclo di 23 tele raffiguranti il mito di Orfeo, per lungo tempo attribuite al pittore genovese Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto (1609-1664).
Le tele, giunte a Palazzo Sormani intorno al 1880, furono collocate nell’attuale sala conferenze (che finì col chiamarsi comunemente “Sala del Grechetto”) all’inizio del Novecento grazie all’architetto Achille Majnoni (1855-1935). Si tratta di uno dei più straordinari cicli pittorici a soggetto naturalistico nella storia dell’arte europea del Seicento, una sorta di incredibile diorama botanico-zoologico destinato a illustrare specie animali e vegetali provenienti da tutto il mondo. 

Se si eccettua il recupero del Ciclo di Orfeo, scarse sono le testimonianze di rilievo sulla storia ottocentesca del Palazzo, ma tra queste vale la pena di ricordare una curiosità, rappresentata da una sfera metallica rimasta incastrata nella strombatura di una finestra della cappella situata al piano terra nel corpo di fabbrica della facciata del Palazzo: si tratta di un proiettile d'artiglieria sparato a Porta Tosa durante le Cinque Giornate di Milano (1848), mentre la città insorgeva contro la dominazione austriaca.