Biblioteca Sicilia

   

 

♦ Vorremmo accompagnarvi in queste settimane che ci separano dalla proclamazione del vincitore finale conoscendo insieme i dodici partecipanti. Settimana dopo settimana avere un appuntamento che ci faccia apprezzare e incuriosire degli autori dei libri che quest'anno sono candidati ma anche alla loro produzione anteriore alla "dozzina". ♦

 

La storia del premio Strega


Il Premio è stato istituito a Roma nel 1947 da Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, che dà il nome al Premio e si ricollega alle storie sulla stregoneria a Benevento che risalgono ai tempi dell'antichità classica.

Alcune delle opere premiate con il Premio Strega sono divenute colonne portanti della letteratura contemporanea: da Il nome della rosa di Umberto Eco, che ha venduto cinquanta milioni di copie in tutto il mondo, grazie alla traduzione in decine di lingue, a Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, un classico della letteratura italiana, solo per fare alcuni esempi.

Il meccanismo del Premio prevede che la scelta del vincitore sia affidata ad un gruppo di quattrocento uomini e donne di cultura, tra cui gli ex vincitori. Coloro che compongono la giuria sono tuttora chiamati Amici della domenica, dal giorno prescelto per le loro prime riunioni. I quattrocento giurati possono proporre dei titoli a loro graditi: ciascun Amico della domenica potrà segnalare, con il consenso dell’autore, un’opera che ritiene meritevole di partecipare al premio, con un breve giudizio critico. A questi voti si aggiungono quelli espressi da studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura selezionati dagli Istituti italiani di cultura all’estero, lettori forti scelti da librerie indipendenti distribuite in tutta Italia, voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, tra i quali i circoli istituiti dalle Biblioteche di Roma, per un totale di 660 voti.

Attualmente è ammessa la partecipazione di un numero massimo di 12 opere.

Tradizionalmente il primo giovedì del mese di luglio, nel ninfeo di Villa Giulia a Roma, viene effettuata, con votazione finale degli Amici della domenica, la votazione definitiva che proclama l'opera vincitrice, trasmessa in diretta televisiva dalla Rai.

Sin dalla nascita il Premio Strega è stato indice degli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani. I libri premiati hanno raccontato il nostro Paese, documentandone la lingua, i cambiamenti, le tradizioni. In questi settant’anni le scelte compiute dal Premio hanno incoraggiato i lettori italiani a leggere sé stessi, la loro storia e il loro presente attraverso lo specchio della narrativa contemporanea.

Trovate qui la lunga lista dei libri premiati finora.

 

Le tappe della 75° edizione del Premio Strega


Il 22 marzo 2021 sono stati annunciati i dodici libri finalisti tra i sessantadue titoli proposti quest'anno dagli Amici della domenica.

Melania G. Mazzucco, candidata con le sue opere più volte al Premio Strega e vincitrice nel 2003 con il libro Vita, è presidente del comitato direttivo e descrive così i libri candidati:

«Fra i sessantadue titoli proposti abbiamo notato il ricorrere della distopia e dell’autobiografia, e una generale diffidenza nel romanzo di intreccio e di genere. Le autrici e gli autori prescelti rappresentano più generazioni, con un’escursione anagrafica agli estremi di ben sessantatré anni. Nella maggioranza però sono nati negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. I titoli selezionati nel 2021 raccontano per la maggior parte storie legate al vissuto personale dell’autrice o dell’autore, al suo mondo privato e prossimo (amici, parenti, conoscenti), e alla geografia locale, provinciale, talvolta rionale. In qualche caso questo vissuto incrocia la grande storia, più spesso si tratta invece di microstorie intime.

Sono storie di famiglie, dominano le figure delle madri – spesso anaffettive, furiosamente antagoniste – e delle sorelle, mentre i padri sono quasi assenti, sgraditi, superflui o silenziati. Sono storie di bambine senza infanzia, adolescenti solitarie o emarginate. Il sentimento dell’esclusione sociale e del rancore incendia alcuni di questi libri. Sono storie di testimonianza, di vita vissuta o prossima. Sono storie domestiche, nelle quali la casa – abitata, posseduta, perduta, occupata, infestata di oggetti – diventa personaggio. Nell’anno del confinamento nelle mura domestiche o nelle mura metaforiche dei nostri confini nazionali, è certo una coincidenza non casuale».

Il 10 giugno verrà ristretto l'elenco dei parteciapanti con una votazione che proclamerà i cinque finalisti e, infine l'elezione del vincitore avverrà 8 luglio.

 

Ecco i libri candidati che trovate già nelle nostre biblioteche su copia cartacea oppure in versione ebook sulla piattaforma MLOL.

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I libri candidati

Maria Grazia Calandrone


“Probabilmente mi sono svegliata da un sogno durato tutta la vita e ho visto finalmente la realtà, di un amore più grande di me.

Da quando avevo saputo che mia madre mi aveva adottata all’estate del 2020 ho vissuto in un equivoco. Il 5 giugno 2020 Maria Grazia s’è desta”

 

Il libro candidato è l' esordio narrativo per Maria Grazia Calandrone; autobiografico, è una lettera d'amore alla madre adottiva ma è anche il racconto di un fatto di cronaca che fece molto parlare negli anni Sessanta, quando una bambina di pochi mesi venne trovata nel bel mezzo di Villa Borghese a Roma. La ascoltiamo in una sua presentazione su RaiCultura

L'autrice, classe 1964, drammaturga, giornalista, attivista, artista visiva, insegnante, autrice e conduttrice per Rai Radio 3 dove dal 2010 scrive e conduce programmi culturali, nei quali seleziona anche le poesie inedite degli ascoltatori. Inviata dall'Istituto giapponese di cultura di Roma nelle città di Tokyo e Kyoto per il Premio Haiku in Italia, si innamora dell'essenzialità e dell'eleganza della cultura giapponese e ne traduce le istanze nella propria poesia.

Ha esordito proprio nella poesia nel 1994 con la silloge Illustrazioni, premio Eugenio Montale per l’inedito. L'attenzione per gli eventi storici e sociali rappresenta una costante nell'opera poetica di Maria Grazia Calandrone, che alterna lo sguardo collettivo a quello privato, mantenendo in entrambi i casi il desiderio etico di pronunciarsi a nome di un «corale umano».

Ha pubblicato numerosi libri di poesia tra cui: La scimmia randagia (Crocetti 2003 – premio Pasolini Opera Prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier 2005), La macchina responsabile (Crocetti 2007), Sulla bocca di tutti (Crocetti 2010 – premio Napoli), Atto di vita nascente (LietoColle 2010), La vita chiara (transeuropa 2011), Serie fossile (Crocetti 2015 – premi Marazza e Tassoni, rosa Viareggio), Gli Scomparsi (pordenonelegge 2016 – premio Dessì), Il bene morale (Crocetti 2017 – premi Europa e Trivio), Giardino della gioia (Mondadori 2019).

La scimmia randagia, sebbene dedicato alla nascita del figlio Arturo, è un libro cosmogonico ad alto contenuto tematico, ossia quella di raccontare l'uomo, il suo essere nel tempo e nel mondo, a partire da prima della nascita e con il quale vince il Premio Pasolini Opera Prima.

Giardino della gioia dove compie una serrata indagine sul male, con le formidabili sezioni dedicate a casi di cronaca nera. Ma si muove in profondo anche di fronte alla realtà storica del nostro tempo usando un metro molto duttile, variabilissimo, che va dalla parola-verso alla totale apertura della prosa poetica.

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Maria Grazia Calandrone in biblioteca

Daniele Petruccioli


La casa è divisa in due. I morti si aggirano per le camere scomparse, facendo inciampare i vivi in cose che non dovrebbero stare dove stanno. Famiglie di vivi che non si conoscono [...] condividono senza saperlo schiere di morti che non hanno nessuna contezza di compravendite, frazionamenti, divisioni, e continuano ad attraversare gli spazi.


Ernesto e Elia sono gemelli e si inseguono in una specie di lontananza ravvicinata senza riuscire a toccarsi, come fossero rette parallele; Sarabanda e Speedy, i loro genitori, invece non la smettono di allontanarsi neanche quando credono di starsi vicino. E così Daniele Petruccioli ci conduce su e giù per le generazioni che si succedono in case dove le persone crescono, vivono, muoiono, traslocano e che sono forse le uniche vere custodi di una memoria che facciamo di tutto per rimuovere, ma permane ostinata.
La casa delle madri non è solo un’esplorazione dei delicati equilibri sui quali poggiano gli sbilanciati rapporti famigliari, ma è anche l’esordio di una voce narrativa capace di incantare il lettore, facendolo smarrire in una prosa ricca di affluenti ma al contempo sorvegliata e potente.

Daniele Petruccioli è nato e vive a Roma. Traduce da portoghese, francese e inglese. Insegna traduzione dal portoghese e teoria della traduzione all’università di Roma Unint. Fra i suoi autori: Dulce Maria Cardoso, Alain Mabanckou, Will Self. Nel 2010 ha vinto il premio «Luciano Bianciardi» per la traduzione letteraria dall’inglese. Ha pubblicato i saggi Falsi d’autore. Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti (Quodlibet 2014) e Le pagine nere. Appunti sulla traduzione dei romanzi (La lepre 2017). La casa delle madri (TerrraRossa 2020) è il suo primo romanzo pubblicato.

Intervista dell'autore per Rai Cultura

Intervento di Petruccioli alla trasmissione Linguacce su Rai Radio 1.

Rassegna stampa per La casa delle madri.

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Daniele Petruccioli in biblioteca

Lisa Ginzburg

 

“L’una per l’altra sponde, argini al caos che ci trovavamo ad attraversare,
quel gran pasticcio cui senza chiedere alcun nostro parere eravamo state consegnate.
Il nostro patto era uno scudo, un carapace."


Maddalena, la maggiore, è timida,sobria, riservata. Nina, di poco minore, è bella e capricciosa,magnetica, difficile, prigioniera del proprio egocentrismo. Le due sorelle hanno costruito la loro infanzia e adolescenza intorno a un grande vuoto, un’assenza difficile da accettare. Ancora adesso, molti anni dopo, cercano di colmarla con corse, lunghe camminate, cascate di parole che, da Parigi a New York, le riportano sempre a Roma, in una casa con terrazzo affacciata su Villa Pamphili, dove la loro strana vita, simbiotica e selvatica, ha preso forma. È proprio a Roma che Maddi, da sempre chiusa nel suo carapace,decide di tornare, fuggendo dai ruoli che la sorella, prima, e la famiglia poi, le hanno imposto. Finalmente sola con sé stessa e con i suoi ricordi, lascia cadere le difese e, rivivendo i luoghi del passato, inverte le parti e si apre alle sorprese che riserva la vita. Padri e madri, amicizie e passioni, alberi e fiumi fanno da cornice a una storia d’amore e di abbandono che, come ogni storia viva, offre solo domande senza risposta. (Il libraio)

Un libro sulle assenze e sulle mancanze, splendido, maturo, scritto con grande stile.
Sololibri

"Lisa Ginzburg ha scritto un romanzo meraviglioso, maturo, stilisticamente altissimo per raccontare il tema del doppio attraverso il rapporto fra due donne. Una "sorella geniale" nel solco della nostra migliore letteratura".
Nadia Terranova

Lisa Ginzburg vive e lavora a Parigi. Ha studiato alla Normale di Pisa e si è specializzata in mistica francese del Seicento. È stata direttrice di cultura della Unione Latina. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Desiderava la bufera (Feltrinelli, 2002), Colpi d’ala (Feltrinelli, 2006), Per amore (Marsilio, 2016), Buongiorno mezzanotte, torno a casa (Italosvevo Edizioni, 2018) e Pura invenzione. Dodici variazioni su Frankenstein di Mary Shelley (Marsilio, 2018).


Incontro con Lisa Ginzburg a cura dell'Istituto Italiano di Cultura di Lione.

Intervista con l'autrice da Rai Cultura

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Lisa Ginzburg in biblioteca

Roberto Venturini


"A forza di farsi scivolare le cose addosso, ad Alfreda si era impermeabilizzata l'anima.
Però quella notte dell'anno in cui a Roma fu due volte Natale le formicolarono le emozioni, allora infilò una mano in un guanto irrigidito dal tempo e prese un paio di ciocchi di legno, li gettò sul braciere arrugginito che teneva in veranda e accese il fuoco."


Spesso tratteggiare la trama di un romanzo non basta a rendere la misura del lavoro che ci si appresta a leggere, la differenza la fa la voce dell’autore e dobbiamo sapere a chi appartiene quella tal storia per inquadrare un clima e mettere a sistema delle aspettative. Non funziona così per il romanzo di Roberto Venturini, nel quale la trama è autoportante e conoscerla ci prepara esattamente a ciò che ci attende. In L’anno che a Roma fu due volte Natale Alfreda, accumulatrice seriale obesa e diabetica, incontra Sandra Mondaini in una sorta di visioni notturne che interpreta come un appello dell’attrice a adoperarsi per riunire la sua salma a quella del marito. È noto, infatti, che i coniugi più famosi d’Italia riposino in cimiteri diversi. Così, un gruppo improbabile di personaggi composto da Marco, il figlio depresso e disagiato, un pescatore in disarmo e il travestito Er Donna, non si sottraggono al dovere che l’amore e la cura verso una persona cara richiedono, dando il via al ratto della salma di Raimondo Vianello. Il tutto è ambientato su un tratto di litorale romano in disarmo, depredato nei decenni da palazzinari e malavita. È un plot che promette una certa dose di trash, humor, degrado, violenza, dolore, dolcezza, pudore ed è esattamente ciò che il romanzo restituisce. (Erika Nannini) vocidallisola.it

Roberto Venturini è nato nel 1983 a Roma. È autore, soggettista e sceneggiatore della pluripremiata serie web che ha ispirato il suo fortunato esordio letterario: Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera (SEM, 2017), vincitore del Premio Bagutta Opera Prima. L’anno che a Roma fu due volte Natale (SEM, 2021) è il suo secondo romanzo.

Presentazione del libro per Rai Cultura

Parliamo di scrittura con Roberto Venturini e Marco Cantoni.

Uno spettacolo irriverente sul grigiore dell'esistenza. (criticaletteraria.org)

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Roberto Venturini in biblioteca