Biblioteca Sicilia

A 10 anni dallo tsunami in Giappone

 

Sono passati 10 anni dall' 11 marzo del 2011, quando un terremoto di magnitudo superiore a 9 al largo delle coste del Giappone orientale provocò un terribile tsunami in seguito al quale persero la vita quasi ventimila persone.

Da noi l'evento è ormai ricordato più che altro per avere innescato il disastro nucleare di Fukushima.

Vogliamo commemorare l'anniversario con testi, video e libri dedicati, e raccontare la resilienza di un popolo straordinario, che ha saputo ricostruire insieme, senza dimenticare: non a caso l'ideogramma scelto nel 2011 dai giapponesi a simboleggiare - come da tradizione - l'anno trascorso, fu quello di "kizuna" (絆): "legame".

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Dopo lo tsunami

Le testimonianze

In occasione del decennale del disastro, la NHK - televisione nazionale giapponese - ha prodotto un documentario in due parti, usando materiale di repertorio, per rievocare quanto accaduto.

Koi è un bel documentario prodotto in Italia nel 2020 - disponibile sulle principali piattaforme di streaming - che illustra in due storie emblematiche la solidarietà e la perseveranza nate dalla tragedia.

Sempre a cura di NHK World, The lost children of Okawa racconta la storia della scuola elementare di Okawa, spazzata via dallo tsunami nonostante fosse a parecchi chilometri dalla costa. Quasi tutti i bambini e gli insegnanti persero la vita per un'errata valutazione del pericolo.

Recorder 311 è un progetto nato per preservare le testimonianze dei sopravvissuti: ne emerge la proverbiale capacità di questo popolo di guardare avanti e continuare a vivere pur senza cancellare il ricordo e la perdita.

*Per una traduzione italiana dei video, scegliete di guardarli su you tube (angolo in basso a sx) e selezionate: Impostazioni - Sottotitoli - Traduzione automatica - Italiano.

Dopo il disastro si sono moltiplicate le testimonianze di persone convinte di vedere gli spiriti dei propri cari scomparsi. Ne ha raccolto le storie Lloyd Parry nel libro Ghosts of the Tsunami, di cui potete trovare un estratto nel volume The Passenger - Giappone, posseduto dal Sistema Bibliotecario.

Il telefono del vento. Molti di voi ne avranno sentito parlare: a Otsuchi, nella zona colpita dallo tsunami, una bianca cabina telefonica consente di parlare con chi non c'è più: è il kaze no denwa, il telefono del vento, divenuto oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio. Ne scrive Laura Imai Messina nel bellissimo Quel che affidiamo al vento, e nel 2020 in Giappone è uscito un film ad esso ispirato. 

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Narrativa, manga & c.

La distruzione del Centro per la prevenzione dei disastri di Minamisanriku ha lasciato alcune tra le testimonianze più strazianti, come quelle sulla scomparsa di Miura Arisa e Endo Miki, impiegate presso la struttura nel giorno della tragedia.

Nel 2014 una coppia di genitori riceve una lettera della figlia - perita nello tsunami - scritta 10 anni prima prevedendo una consegna posticipata: "mi chiedo se avrete già un nipotino quando leggerete questa lettera?".

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Giappone sconosciuto

In Giappone più un dolore è grande, collettivo, più deve essere contenuto e non espresso pubblicamente. Concetti come "gaman" 我慢 "sopportazione, pazienza", "shouganai" しょうがない "non ci si può far niente" e "ganbaru" 頑張る "mettercela tutta", informano da sempre il comportamento pubblico dei giapponesi di fronte alle avversità.
Non lasciarsi andare completamente allo sconforto, ancora di più quando il dolore è collettivo - perché la nostra sofferenza sia comunque rispettosa del dolore altrui - racchiude l'essenza di un popolo che mette il rispetto dell’altro, e del decoro, davanti al culto del sé.

Migaku-san,
ho lasciato accanto alla porta i tuoi guanti sporchi e le tue scarpe bucate.
Non voglio che ritornando tu ti metta a brontolare chiedendo dove ho messo le tue scarpe, così le ho lasciate vicino alla porta, senza pulirle.

Lettera di Sachiko Kumagai al marito disperso nello tsunami