Biblioteca Crescenzago

    A Crescenzago ci sta una finestra, recita un verso della poesia che, nel febbraio 1943, Primo Levi dedicò all’ex “Corpo santo” del nordest, presso il quale, nella fabbrica di medicinali Wander, lavorava da circa un anno; noi bibliotecari vorremmo affacciarci a questa finestra, e da lì osservare il brulichìo della Zona, e tentare di darle voce attraverso le interviste ad abitanti della zona che, a poco a poco, ci ripromettiamo di pubblicare in questo spazio. Si affronteranno vari temi, dalle attività produttive al sociale, dalla cultura allo sport, e molto altro...

 

INTERVISTE ai residenti       

    

  Milano non e' Milano, dice Aldo Nove, secondo il quale ci sono tante Milano, in ragione delle stratificazioni storiche, delle differenze urbanistiche, ambientali e sociali, e delle mille variegate culture che la abitano o la attraversano. Questa affermazione vale, probabilmente, anche per ciascuna delle nove fette che compongono la “grande torta”, e ci sembra calzante per il Municipio 2, in cui differenza, pluralità, eterogeneità, sembrano essere parole-chiave.

     Il suffisso “multi-” si applica alla zona sotto diversi profili: in senso architettonico (dal Rinascimento, con un tocco di Gotico nelle finestre, di Villa Mirabello, passando per l’Eclettismo della stazione Centrale, fino ai volumi da ”archistar” del nuovo Palazzo della Regione) e urbanistico-ambientale (dagli interminabili rettilinei Zara-Fulvio Testi, Sarca, Monza, Padova, Palmanova, come frecce scagliate verso le circonvallazioni esterne, ai vasti parchi rigeneranti e al Naviglio Martesana); dal punto di vista del lavoro (dalle filande, alle fabbriche di Greco-Bicocca, ai nuovi impianti della rete mobile); sotto il profilo etnico (nella Zona, secondo alcuni dati la più multietnica della città, si odono suoni da tutto il mondo, dalla preghiera del venerdì nella moschea di via Padova ai mantra tibetani del “Ghe Pel Ling”); anche i luoghi della salute sono cambiati (dalla Scuola “Giulio Tarra” per bambini sordi, un secolo fa eccellenza che richiamava studiosi dall’estero, al San Raffaele, il cui angelo si staglia sulla cupola come nel Cielo sopra Berlino di Wenders).

     Per capirne di più, potremmo goderci le strade da “flaneur”, come fa il poeta Maurizio Cucchi; ad esempio, potremmo passeggiare nella storia sulle orme di Stendhal alla Cassina de' Pomm, o dell’Ufficiale degli Ussari, il conte Batthyàny: il nobile ungherese volle la dimora, l’incanto verde e i due tempietti (quello “dell’Innocenza” avvolto dal glicine e quello misterioso “della Notte”) che oggi conosciamo come Parco e Villa Finzi.

      Miseria e nobiltà, cultura e degrado convivono nella Zona, componendo un mosaico assai vario: dal campo rom di via Idro all’unicum razionalista di Villa Figini, dallo spaccio e clandestinità di Centrale-Repubblica alla fantasiosa bizzarrìa delle “case-igloo” ed ex “case-fungo” di via Lepanto.