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Un uomo inutile
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Abasiyanik, Sait Faik

Un uomo inutile

Adelphi, 13/05/2021

Abstract: "Lui è nato per osservare il mondo con me­raviglia" scrive Sait Faik Abasıyanık di uno dei suoi tanti doppi che compaiono in que­sti racconti. "Per stupirsi senza capire nulla. Camminare per le strade, vedere e non ve­dere che cosa fa la gente". E poi? "Indugia­re su un ponte e guardare in basso il colore dell'acqua, ammirare le gambe di una ragaz­za" – e chiedersi: "quella ragazza, chi riu­scirà a baciarla?". Un incorreggibile "flâneur": questo è stato Sait Faik, uno dei massimi scrittori turchi del Novecento. Dopo studi ir­regolari, una manciata di anni trascorsi in Francia, fiacchi tentativi, sempre falliti, di rassegnarsi a un qualsivoglia mestiere, il per­digiorno bramoso di "amare la gente" non ha fatto altro che immergersi nell'esistenza brulicante e misera dei quartieri cosmopoli­ti di Istanbul, e osservare avidamente, con gli occhi sempre un po' lucidi per il troppo rakı, non solo gli esseri umani – lo attraggono, in particolare, certi "ragazzi di vita" che quasi mai trova il coraggio di abbordare – ma an­che i cani, gli uccelli, i pesci, il cielo, il mare, i tram, le chiatte, i taxi... È qui che, tra oste­rie, bordelli, pasticcerie e alberghetti, vaga­bonda e beve per tutta la sua breve vita, fino a morire, a soli quarantotto anni, di cirrosi e­patica. Eppure questo irriducibile sfaccen­dato riesce a perseguire con indomabile te­nacia la propria vocazione letteraria, e a tracciare, un racconto dopo l'altro, una pen­nellata dopo l'altra, un affresco partecipe e struggente del mondo stambuliota della pri­ma metà del Novecento – "venditori di gior­nali, di fiammiferi, di stecche per baveri e bustini, mercanti d'amore ... costruttori, piz­zicagnoli, teatranti, scrittori, librai, acquaio­li, tabaccai, professori, lustrascarpe, studen­ti..." – in una prosa asciutta e affilata, e in­sieme ebbra, franta, trafelata come dopo u­na lunga corsa, nella quale baluginano, qua e là, folgoranti accensioni liriche: "Deside­rava tanto baciare delle labbra: morbide, u­mide, insipide o saporite, crepitanti come ca­pelli elettrici... Voleva impazzire al calore di una mano".

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Utente 7088
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Peccato che non sia in formato cartaceo , invece che in questa orribile e inutile forma digitale

Ho il piacere di informarti che Chiesa Rossa e Crescenzago lo hanno appena messo nel carrello degli acquisti, ora dovrà passare dall'ufficio catalogazione e sarà pronto per il prestito: controlla spesso il nostro OPAC e prenotalo non appena lo vedrai comparire!

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