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Santuario
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Faulkner, William

Santuario

Adelphi, 21/07/2016

Abstract: Siamo tra Mississippi e Missouri, nel pieno della Grande Depressione e del proibizionismo. Una casa "buia, desolata e meditabonda", persa tra boschetti di cedri e prati inselvatichiti, nasconde una distilleria clandestina gestita da una banda di magnaccia e sbandati. Qui un pomeriggio, con un accompagnatore già ubriaco, irrompe come un'aliena Temple Drake, studentessa diciassettenne "non più proprio bambina, non ancora donna". "Dritta come una freccia nel vestitino succinto", il cappellino spinto all'indietro a sprigionare "quel che di licenzioso", Temple innescherà un tragico domino di perversione e di morte. Momento fatale sarà l'incontro tra i suoi occhi "tutti pupilla" e quelli, simili a "due grumi di gomma", del capobanda Popeye, dal volto perennemente contratto nella smorfia supplice di chi si accende una sigaretta dietro l'altra – un volto corrotto che porta incisa la perdita dell'innocenza di un intero Paese. Dopo aver freddato un suo scagnozzo e deflorato la ragazza tra le mura sventrate del fienile, Popeye riuscirà a segregarla in un bordello di Memphis e a far incolpare del delitto uno dei suoi uomini; ma un beffardo contrappasso si abbatterà su di lui, lasciando il lettore scosso e attonito – perché "forse è nell'istante in cui ci rendiamo conto, in cui ammettiamo che nel male vi è un disegno logico, è allora che moriamo".

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Utente 35548
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Faulkner ha il dono di rendere preziosa qualunque storia grazie ad uno stile che nella sua complessità dà corpo a svariati universi emozionali. Oltre a questo, e alla grandezza della sua scrittura – una grandezza che si coglie solo se si è disposti a sudarsi le sue pagine –, egli concede poco al lettore, perché sa che nella realtà, così come nelle vicende dei suoi personaggi, nulla viene regalato.

Santuario l'ho trovato straordinario da pagina 40 fino a pagina 120 circa, mi si è totalmente pietrificato il tempo lo spazio e l'aria, cristallizzati e in attesa di essere frantumati. Dopo questa vetta, quasi mi avesse tolto le forze, non ho più ritrovato le stesse emozioni. Sono entrati in scena nuovi personaggi che, contrariamente ai precedenti, ho trovato poco interessanti, ad eccezione di quelli femminili. Di invariata, invece, è rimasta la capacità dell'autore di saper affrontare con assoluta serietà anche i più piccoli solchi tracciati dalla sua penna, mantenendo costantemente alto il livello del romanzo.
Santuario è una storia drammatica che non viene banalizzata sbattendola gratuitamente davanti agli occhi di chi legge, la si avverte unendo i pezzi, alcuni lanciati di sfuggita, dando corpo ad un disegno generale che fa ancora più male.

Faulkner aiuta a diventare lettori migliori. Per tutti gli altri c'è sempre Dan Brown.

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