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Luce d'agosto
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Faulkner, William

Luce d'agosto

Adelphi, 10/12/2014

Abstract: "Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall'oggi ma dall'età classica". Così William Faulkner spiegò il titolo del suo settimo romanzo, uscito nel 1932 e subito acclamato come un capolavoro. Ed è tra i riverberi di quella luce implacabile che si consumano le vicende di una folta schiera di personaggi: una ragazza incinta, armata solo di una "riserva di paziente e tenace lealtà", che si avventura dall'Alabama al Mississippi alla ricerca del padre di suo figlio; un uomo solitario dallo strano nome, Joe Christmas, "con un'inclinazione arrogante e sinistra sul viso immobile", che l'isteria razziale del Sud getta nell'abisso tormentoso del dubbio circa il proprio sangue; un reverendo presbiteriano ripudiato dalla sua Chiesa per l'antico scandalo della moglie adultera e suicida; e, circondati da neri invisibili, gli sceriffi, i taglialegna, i predicatori, le donne dal volto di pietra, chi "definitivamente dannato", chi alla ricerca disperata di una chimerica catarsi. E quando nella comunità di Jefferson si sparge la voce di un brutale omicidio, tutti i suoi membri vengono risucchiati in una spirale vertiginosa – così come vertiginosa è la prosa di Faulkner, alla quale, pur allarmati, non riusciamo a sfuggire, esposti fino all'ultimo a un Male subdolo e irrimediabile.

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Natale a Jefferson

Un'altra storia Faulkneriana, pervasa di quella oscillante sensazione di tragedia imminente dietro e dentro ogni capitolo, e nutrita dal rimescolio di presente e passato come una sorta di reminescenza antropologica delle umane pulsioni impregnata di nubi cariche di tensione.

Una storia poco svelata, che si compie per gradi, al ricongiungersi delle ampie ellissi narrative disseminate dall'autore, in cui coesistono illegalità, prostituzione, razzismo, parola di Dio e violenza, mai banalizzate o regalate ma anzi scarsamente illuminate, sì da preservarne le ombre.

In generale, oltre alla mia stima Faulkner gode della mia fiducia: richiede attenzione, è ostico, spesso oscuro, concede poco nonostante dia molto, ma tratta il lettore da adulto: lo sfida evitando di coccolarlo o imboccarlo.

Luce d'Agosto è uscito nel 1932, ha avuto una prima traduzione di Elio Vittorini nel 1939, poi una seconda di Mario Materassi nel 2007.
Se non avete mai letto Faulkner, Materassi lo rende più accessibile, più leggibile; di contro, più pulito, meno arcano.
Se invece lo avete già letto e sapete cosa aspettarvi, Vittorini lo rappresenta meglio: nelle parole ci infila polvere e terra laddove necessario mantenendo l'umore.

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