Aprire il fuoco - Il Saggiatore, 2018

Luciano Bianciardi rilegge le cinque giornate di Milano come prefigurazione delle rivolte studentesche del 1968. Nel suo ultimo romanzo, Aprire il fuoco, mette in atto un’operazione letteraria rivoluzionaria sotto tutti i punti di vista, innescando una bomba che esploderà sotto gli occhi del lettore, disorientandolo completamente.  

“Dovunque la rivoluzione ha cessato di essere permanente, là è tornata la tirannia.”, sentenzia l’autore nelle ultime pagine del libro e a questa rivoluzione permanente aderisce evidentemente anche la sua prosa. Avvenimenti immaginari sostituiscono quelli reali in un continuum temporale che rende possibile l’interazione tra figure risorgimentali, come Carlo Cattaneo e Cesare Correnti, e uomini del mondo della cultura e dello spettacolo degli anni ‘60, come Enzo Jannacci, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.  

In Aprire il fuoco avviene un cortocircuito temporale inedito, che ci trasporta in una dimensione straniante, paradossale e a tratti comica, in cui si ibridano contemporaneo e storico, luoghi reali e luoghi immaginari, vita pubblica e vita privata dell’autore. 
Anche l’uso della lingua è rivoluzionario: citazioni colte e rimandi letterari si mescolano con neologismi ed espressioni dialettali.  

Aprire il fuoco è stato scritto nel 1968 e pubblicato nel 1969, è considerato da molti il testamento letterario di Luciano Bianciardi. È inserito nella raccolta Il cattivo profeta edito da il Saggiatore.


LUCIANO BIANCIARDI

Luciano Bianciardi (Grosseto 1922, Milano 1971) è stato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento.
Tra le sue opere letterarie più conosciute Il lavoro culturale (1957), L’integrazione (1960), La vita agra (1962), La battaglia soda (1964), Aprire il fuoco (1969).
È stato anche un traduttore, tra gli autori tradotti: Faulkner, Steinbeck, Miller, Bellow e Barth.